martedì 8 ottobre 2013

L'Italia ed il suo (pseudo)sistema giuridico

L'Europa, questo ente sovranazionale "presente come il Signore nelle nostre vite", critica aspramente la situazione delle carceri italiane, e i governatori italiani a quale soluzioni pensano? A soluzioni "svuota carceri", ergo una depenalizzazione del reato a posteriori. Amnistia ed indulto sono abominevoli: la logica del condono distrugge lo stato di diritto, diseduca all'ordine legale e mette in moto una serie di logiche disastrose per gli equilibri nella società. Il tutto spiegabile in "chi sbaglia, può anche non pagare", in pieno contrasto con la logica de "La Legge è uguale per tutti". Il tutto è paradossale visto e considerato che in Italia numerose carceri sono chiuse o non in pieno regime di funzionamento.
Se poi ci vogliamo aggiungere anche il voto di fiducia a sorpresa di Mister B, che ha garantito ancora la pseudogovernabilità di Alfetta, non viene il sacrosanto dubbio che quando l'ha fatto, qualcosa in cambio se l'aspettava? (A posteriori come "favore", o peggio a priori come "accordo) E che ad oggi, le cose possano essere connesse?
E ciliegina sulla torta il fatto che tutto il fardello è venuto fuori ultimamente grazie al Presidente della Repubblica, ma chi sta rappresentando questo "Presidente"?
"Omm i merd" lo dico nella sua lingua, lo so che è vilipendio... Al massimo beneficerò anche io di qualche giochino depenale.

Con simpatia.

mercoledì 25 settembre 2013

La Crisi del Sistema Liberale

Il sistema che ci governa è il sistema liberista, cioè quel particolare tipo di sistema che prevede l'alleggerimento degli apparati statali a favor di investimenti privati nel settore economico/finanziario (conseguenza economica del liberalismo).

Liberalizzando (privatizzando) in un determinato settore pubblico, si alleggerisce la spesa pubblica (forse) ma il servizio erogato deve garantire all'imprenditore un tornaconto (piuttosto che un bilancio in pareggio), quindi il servizio tende a soddisfare più chi offre piuttosto che chi domanda. Succede inoltre che nella fuoriuscita dalla gestione pubblica di un servizio, lo stesso può finire in mano ad un imprenditore che non è dello stesso stato, quindi la gestione del servizio avviene per puro tornaconto, tra l'altro con l'aggravante del rischio di cadere nella rete dei poteri forti internazionali.

A queste condizioni è palese che determinate vie d'uscita non si prenderanno mai e tutto ciò che vien proposto a queste condizioni non è altro che l'ennesimo buco nell'acqua, come proprio da qualche tempo a questa parte fanno alimentando la crisi economica reale.

Una via d'uscita seria sarebbe quella di statalizzare determinati settori ("Liberalismo Sociale") al fine di tutelare e garantire almeno i servizi sociali alla cittadinanza.

In soldoni: se al giorno d'oggi gli imprenditori esteri fanno razzia del Made in Italy, se al giorno d'oggi la sanità è diventata un business, se al giorno d'oggi non ci può essere una determinata affluenza di trasporti su una tratta poiché non è convenevole (eccezion fatta per la questione Tav e Ponte sullo Stretto di dubbie logiche realizzative), se le tariffe comunali dei servizi sono più alte rispetto al passato e se al giorno d'oggi un migliaio di altre cose è solo "colpa" di chi gestisce la cosa pubblica secondo modelli liberali, e degno di nota il fatto che in Italia c'è stato solo, e quasi esclusivamente, un modello di gestione statale cioè quella liberale con i famigerati "moderati" al potere, prima con la Dc e poi con Mister B e la pseudosinistra.

Ed al potere non ci sono arrivati da soli: quindi signori se volete trovare, buona parte dei colpevoli, andate al bagno e guardatevi allo specchio (o in maniera più elegante nella vostre camere da letto).

Se siete fortemente dispiaciuti del mercato che hanno fatto gli imprenditori esteri, e se siete stanchi di usufruire di un servizio che va a rimpinguare la tasca del potente di turno scegliete con criterio i vostri prossimi rappresentanti.A queste condizioni è palese che determinate vie d'uscita non si prenderanno mai e tutto ciò che vien proposto a queste condizioni non è altro che l'ennesimo buco nell'acqua, come proprio da qualche tempo a questa parte fanno alimentando la crisi economica reale.Una via d'uscita seria sarebbe quella di statalizzare determinati settori ("Liberalismo Sociale") al fine di tutelare e garantire almeno i servizi sociali alla cittadinanza.In soldoni: se al giorno d'oggi gli imprenditori esteri fanno razzia del Made in Italy, se al giorno d'oggi la sanità è diventata un business, se al giorno d'oggi non ci può essere una determinata affluenza di trasporti su una tratta poiché non è convenevole (eccezion fatta per la questione Tav e Ponte sullo Stretto di dubbie logiche realizzative), se le tariffe comunali dei servizi sono più alte rispetto al passato e se al giorno d'oggi un migliaio di altre cose è solo "colpa" di chi gestisce la cosa pubblica secondo modelli liberali, e degno di nota il fatto che in Italia c'è stato solo, e quasi esclusivamente, un modello di gestione statale cioè quella liberale con i famigerati "moderati" al potere, prima con la Dc e poi con Mister B e la pseudosinistra.Ed al potere non ci sono arrivati da soli: quindi signori se volete trovare, buona parte dei colpevoli, andate al bagno e guardatevi allo specchio (o in maniera più elegante nella vostre camere da letto).


Se siete fortemente dispiaciuti del mercato che hanno fatto gli imprenditori esteri, e se siete stanchi di usufruire di un servizio che va a rimpinguare la tasca del potente di turno scegliete con criterio i vostri prossimi rappresentanti.

martedì 11 giugno 2013

La partecipazione popolare è Politica

Il clima dell'antipolitica è quel clima creato dalla malapolitca, ma chi ha creato la malapolitica se non il popolo stesso protagonista dell'antipolitica? Prima la Dc, poi il Psi, oggi il Pdl. Il popolo si lamenta di una politica che lui stesso ha creato, ed adesso si astiene in massa.
Tra l'altro, genialmente, c'è chi ha cercato di fomentare quest'onda dell'antipolitica (populismo antipolitico) cavalcandola fin quando è riuscito, cadendo poi nel baratro di se stesso come il M5S: un movimento populista, sterile, propositivo come un allucinogeno che nei momenti di responsabilità, la Politica è funzione del senso di responsabilità, o non è stato capace o si è tirato fuori dalla partita.
L'antipolitica si affronta solo ed esclusivamente con la buona Politica, non con le chiacchere. La Politica è senso di responsabilità, passione e lungimiranza (Weber). La Politica è una forma d'Arte, l'Arte di gestire la cosa pubblica, e se vogliamo tutte le buone azioni sono Politica: il cittadino, che compie il proprio dovere da cittadino, è un Politico. La partecipazione diretta alla democrazia è palese che debba avvenire in altre forme, rispetto alle origini democratiche, per via della complessità sociale della società moderna: la funzione sociale onesta, corretta e trasparente è una, la prima, forma di partecipazione diretta al funzionamento del proprio stato.
Solo che Politica è impegno, è sacrificio, è scomodità: quanti sono disposti realmente ad impegnarsi, a sacrificarsi ed a mettersi in posizioni scomode? Quanti sono capaci di non delegare il proprio pensiero, ma di formarlo ed esprimerlo con orgoglio? Avere un pensiero proprio dev'essere motivo d'orgoglio, avere un pensiero ed allinearlo ad altri pensieri collettivi. Appropriarsi ciecamente di un pensiero collettivo, facendo si che qualcuno abbia già pensato per noi, non è rispettoso nei confronti della nostra ragione. Questa è partecipazione popolare alla vita del proprio governo, questa è Politica, tutto il resto sono chiacchere per strappare deleghe di voto, di controllo e quindi di potere, su di voi.

giovedì 9 maggio 2013

9 maggio, Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale


Oggi è la giornata della memoria delle vittime del terrorismo nazionale ed internazionale, la ricorrenza del 9 maggio è stata scelta in ricordo della morte di Aldo Moro, politico di grande autorità e stima, democristiano d'eccezione, più unico che raro, anche se qualcosa alla verità giudiziaria assoluta la dovrà raccontare anche lui.
Nello stesso giorno moriva Peppino Impastato, altra vittima di una strategia terroristica diffusa che aveva vari esecutori: malavita organizzata, Brigate Rosse, Nar ecc. ecc., e molto spesso un unico mandante.
Quelli erano gli "Anni di Piombo", gli anni delle stragi, degli omicidi e per rispettare la verità storica, tiriamo fuori qualcosa, anche se ci sarebbero da riempire volumi e volumi, purtroppo. Le stragi: Piazza Fontana a Milano (17 morti), Treno di Gioia Tauro (6 morti), Questura di Milano (4 morti e 52 feriti), Piazza della Loggia (8 morti), Treno Italicus (12 morti e 48 feriti), Caso Moro (6 morti), Stazione di Bologna (85 morti e oltre 200 feriti). Morti "illustri": Giorgio Ambrosoli, Vittorio Occorsio, Francesco Coco, Girolamo Minervini, Riccardo Palma, Mario Amato, Fedele Calvosa, Girolamo Tartaglione, Fulvio Croce. Queste morti tutte tra gli anni 70 e 80, la matrice era prettamente quella "politica", il mandante molto probabilmente anche; in continuità, con "anelli di congiunzione" Ambrosoli ed Impastato (per via dell'intreccio stato-politica-malavita organizzata) abbiamo poi le stragi e gli omicidi di matrice malavitosa, con principale "mandante" anche qui spesso la "politica" (sia per interesse diretto, sia per omissione d'intervento): Mauro De Mauro, Pietro Scaglione, Giovanni Spampinato, Mario Rino Biancheri, Giuseppe Russo, Peppino Impastato, Michele Reina (primo politico vittima di Mafia, della Dc), Carmine Pecorelli, Boris Giuliano, Piersanti Mattarella, Gaetano Costa, Vito Lipari, Alfredo Agosta, Pio La Torre, Rosario Di Salvo, Gennaro Musella, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Roberto Parisi, Giuseppe Montana, Giuseppe Insalaco, Mauro Rostagno, Giovanni Trecroci, Emanuele Piazza, Giovanni Bonsignore, Giovanni Salamone, Antonino Scopelliti, Giovanni Falcone (strage: 5 morti), Paolo Borsellino (strage: 6 morti), Beppe Alfano, Pino Puglisi, Antonino Polifroni, Vincenzo Scuteri, Rocco Gatto, Giuseppe Valarioti, Giovanni Losardo, Francesco Panzera, Sergio Cosmai, Lodovico Ligato, Francesco Ventura, Salvatore Aversa, Francesco Fortugno. Queste solo alcune delle centinaia di centinaia vittime della malavita organizzata, molte non sono state citate per probabile dimenticanza, tra associati, civili, operai, imprenditori, politici, magistrati, forze armate.
C’è da riflettere su questi numeri spaventosi, questi nomi e questi numeri sono da conoscere al fine di infondere tra il popolo la coscienza di quale stato hanno vissuto, vivono e molto probabilmente vivranno. Lo stato, proprio lo stato: quanto c’entra lo stato con ognuno di questi morti? Quante volte ha omesso il controllo o peggio, quante volte è stato il mandante? Gli anni di libertà dal regime non sono durati molto: dal 46 agli anni 70, circa 20 anni, questa la libertà dal regime democratico, poi al potere la parte marcia della Dc, che direttamente o meno, manovrava la situazione statale, giocando spesso con la strategia della tensione.
A quanto pare, secondo prove certe e secondo ragionamenti per proiezione, importanti intrecci ci furono tra stato, politica, malavita organizzata, militanza politica armata. Ed oggi? Sembra sia rimasto un sostanziale equilibrio, sembra che la calma sia arrivata come a tavolino, calma apparente? Probabilmente una trilaterale oggi governa l’Italia: stato (politica), alta finanza e clero, con la malavita organizzata spalmata qua e là.
Ma d’altronde lo stato italiano è stato fondato sulla menzogna e sull’alienazione del popolo, una condanna datata 5 maggio 1860, resasi ufficiale il 17 marzo 1861. E può uno stato fondato sulla menzogna, uscire dallo stato di menzogna? Due volte su tutte gli italiani sono stati “traditi”, alla nascita, ed alla rinascita: la vergogna unitaria del 1861 e l’illusione repubblicana del 1948, milioni di abitanti della penisola italica hanno versato il sangue per uno stato unito e libero dal potere forte, ma
tolto un potere subito un altro s’è fatto avanti ed ha regnato. Ed oggi che cosa ha prodotto tutto ciò? Lo stato che viviamo, di cui lascio il giudizio alle onestà intellettuali.
Questo lo stato, queste le condizioni, questi gli equilibri: oggi 9 maggio “giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”, che il popolo rifletta sullo stato che vive, solo riflettere e nient’altro, poiché il resto verrà da se.

Peppino Impastato vive


Esattamente nella notte di 35 anni fa, un giovane candidato di Democrazia Proletaria al comune di Cinisi veniva brutalmente ucciso. Un personaggio più unico che raro: contro la mafia, in una famiglia di mafiosi, comunista, nell'era di stradominio democristiano, uno sempre al di là del potere e della vita comoda. Aizzava i tanti schiavi e servi, ed ai padroni infastidiva.
Questo era Giuseppe Impastato, Peppino per tutti: un giovane che sognava una realtà diversa, una società libera dal puzzo del compromesso, una società egualitaria, libera dalla mafia e per farlo scriveva poesie e trasmetteva dalla sua radio non solo musica "ribelle" del 70, ma anche denunce contro la mafia e la malapolitica a volte con toni ironici ed altre volte con toni forti.
"Se questa è la Mafia allora io la combatterò per il resto della mia vita", pronunciò queste parole alla morte dello zio Cesare Manzella, potente boss del paese: la scintilla che diede fuoco alla polveriera nella testa del giovane Peppino.
Il padre Luigi, anch'esso mafioso, morì investito da un'automobile: mafioso amico di mafiosi, probabilmente ha prolungato l'esistenza del figlio Peppino, ma la posizione del figlio, eccessivamente sgradevole, ha portato anche lui alla morte.
Dietro tutte queste morti ci fu (quasi certamente per il Manzella e per Luigi Impastato, certamente per Peppino) Gaetano Badalamenti, boss di Cinisi. Badalamenti era un vero boss, uno di quelli che dove arrivava la vista comandava, uno di quelli amico dello stato, esattamente lo stato democristiano con a capo u Zu Giulio (Andreotti).
In qualche riga, poche ma anche 100 volte tanto non sarebbero bastate, la storia di Peppino Impastato, ai più addirittura sconosciuto.
E' per gente come Peppino che questa società ha tendenzialmente virato sulla rotta del cambiamento. Peppino Impastato è stato molto più che uno scrittore, un conduttore, un attivista politico... Peppino è stato un eroe, Peppino è un eroe: morto e nato nella notte del 9 maggio 1978. Peppino è con noi in ogni lotta, e nella lotta vive.
Onore a te compagno Peppino.

giovedì 14 marzo 2013

17 Marzo, un meridionale non dovrebbe festeggiarlo


Il 17 marzo 2013 ricorrerà l'anniversario dell'Unità d'Italia, il 152esimo. La ricorrenza richiama esattamente l'inaugurazione del primo parlamento dell'Italia unita.
Ma il Sud ha ragion di festeggiare? Ebbene no, i distruttori non si possono osannare. Inviterei ogni meridionale ad informarsi su quel che era prima il Regno delle Due Sicilie, prima di quella violenta conquista da parte del Regno sabaudo.
In ogni parametro di confronto gli abitanti del Regno delle Due Sicilie stavano nettamente meglio delle altre popolazioni della penisola italiana, ad esempio Napoli era considerata la TERZA città in Europa per modernità, cultura e popolazione e la Calabria era uno dei più ricchi distretti minerari e siderurgici; che dire poi delle ricchezze possedute dal Regno che erano circa il doppio di tutti gli altri regni pre-italiani.
Il giovane Regno delle Due Sicilie, 55 anni, fu attaccato e depredato delle proprie ricchezze proprio mentre stava esso proseguendo nel percorso di unificazione del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia, regni di vita ultracentenaria e che hanno in passato provato l'unificazione del Sud, unione che hanno poi costruito dopo il Congresso di Vienna.
Il Regno delle Due Sicilie era uno stato florido e prosperoso e si stava avviando verso un grande futuro prima di essere brutalmente azzoppato dai militari piemontesi che fecero razzia di popolazione, cultura e ricchezza.
Il perché della conquista del Regno borbonico da parte dei sabaudi era solamente uno, sete di potere e ricchezza: mentre molti stati europei proseguivano nella loro opera di conquista per il mondo (fase del Colonialismo), il Regno di Sardegna pensò bene anch'esso di conquistare un territorio:il sud della penisola italiana ove c'era il Regno delle Due Sicilie, che faceva gola per i mille motivi citati; il Regno di Sardegna stava sprofondando nei propri debiti ed allora dichiarò guerra al Regno borbonico, e purtroppo vinse.
Come in ogni altra colonia vittima del colonialismo anche il sud della penisola italiana fu depredato, prosciugato all'osso ed abbandonato. Furono distrutte le culture locali (ad esempio distruzione del greco) e tutti i mezzi di produzione, fu distrutta "la voglia di progresso" che oggi vede ancora vittime noi come gli stati Africani, tale azione era chiaramente funzione del colonialismo più screditato.
Ed allora signori, badate bene a quel che fare il 17 marzo, io dedicherei una lettura storica VERITIERA e non costruita.
Disse Francesco II di Borbone: "Voi, amati sudditi, sognate l'Italia ma, arriverà il giorno che non avrete più nulla, nemmeno gli occhi per piangere"... ed ahimè, aveva ragione.

martedì 12 marzo 2013

L'effetto domino del decadimento della chiesa


Il decadimento morale della nostra società ha come causa un altro decadimento: il decadimento del principale "fornitore di morale", cioè la chiesa. Se da una parte si è voluto distruggere (distruzione diretta ed indiretta) l'ente chiesa, d'altra parte non si è sostituito a dovere il fornitore di morale, vivendo quindi il decadimento della moralità degli individui.
La moralità dovrebbe essere una qualità umana "innata nella società", ma la stessa moralità è difficile da acquisire per la massa se non per appunto mezzi quali le religioni, è proprio per questo che le religioni sono di fondamentale importanza per l'equilibrio nella società.

"Non è detto che tutti i credenti siano stupidi, ma è molto probabile che tutti gli stupidi siano credenti. "

mercoledì 20 febbraio 2013

Perché Rivoluzione Civile?


Rivoluzione Civile è un movimento, con candidato premier Antonio Ingroia (magistrato dalla notevole esperienza nella lotta al malaffare), che ingloba società civile e buona politica: la società civile è quella parte di società che si è sempre distinta per impegno e sacrificio per il bene comune, la buona politica invece è quella parte di politica che, anch'essa, si è distinta per impegno e sacrificio per il bene comune contrastando dentro e fuori dal Parlamento prima il governo di Berlusconi e poi il governo di Monti.
Gli appartenenti a Rivoluzione Civile sono gli stessi che si sono battuti per la difesa dell'acqua pubblica, per dire no al nucleare, per dire no al legittimo impedimento, per dire no al porcellum, per la difesa dei diritti dei lavoratori e per l'abolizione dei privilegi parlamentari; proposte di referendum fondamentali che sono state notevolmente appoggiate dalla popolazione italiana.
Gli interpreti di Rivoluzione Civile vogliono ancora portare avanti battaglie, dentro e fuori dal Parlamento, di equità, legalità e moralità proponendo quelle politiche sane che da tanto tempo oramai si aspettano. Rivoluzione Civile vuole attuare politiche di regolazione, che contrastino la speculazione finanziaria; politiche redistributive, per ridurre drasticamente le diseguaglianze e salvaguardare i diritti sociali; per una nuova alleanza tra lavoro, ambiente, conoscenza: beni comuni da cui dipende il nostro futuro. Va costruito un piano per creare occupazione attraverso un nuovo intervento pubblico che investa in ricerca e sviluppo, in politiche industriali che innovino il nostro apparato produttivo e riconvertano l’economia nel segno della sostenibilità ecologica.
Tutte le info relative al programma di Rivoluzione Civile si possono trovare sul sito http://www.rivoluzionecivile.it/programma-di-rivoluzione-civile/ ove tra l'altro si è aperti alle proposte dei cittadini.
Rivoluzione Civile vuole essere valida alternativa al berlusconismo, al montismo, al grillismo e ad un centrosinistra troppo vicino al centro.

Perché Rivoluzione Civile e non la coalizione di centrodestra?
La coalizione di centrodestra oltre ad essere principale artefice della disastrosa situazione italiana, non fornisce garanzia di ripresa sia per ricette degne solo delle più utopiche campagne elettorali sia per una credibilità oramai pari a zero.

Perché Rivoluzione Civile e non la coalizione di centrosinistra?
La coalizione di centrosinistra è stata complice di quel governo Monti che ha martoriato gli italiani, ad oggi risulta anch'essa poco credibile per via di una montiana tendenza e relativa lontananza dalle fasce più bisognose.

Perché Rivoluzione Civile e non la coalizione di centro?
Monti fu scelto come salvatore della patria italiana, ad oggi i conti sono stati parzialmente sistemati a caro prezzo, pagato per la maggiore dalle fasce medie e basse del popolo italiano, indebolendo fortemente le famiglie e l'economia reale.

Perché Rivoluzione Civile e non Grillo?
Il Movimento 5 Stelle non è Grillo, ma un movimento di teleguidati come ben dimostra la campagna elettorale grillina. Tra l'altro se alla protesta non viene affiancata la proposta ben poco cambierà: cambieranno gli interpreti e le modalità del caos, ma non cambierà la caoticità della situazione.

Cambiare si può, scegliere Rivoluzione Civile alle prossime elezioni è il primo passo verso il cambiamento: votate per voi!

martedì 12 febbraio 2013

Il papa ha abdicato per conto dell'alta finanza?


Il Papa non si è dimesso. Il Papa ha abdicato, qui si parla di "abbandono volontario del potere", potere. Benedetto XVI è il sesto ad abdicare dopo: San Clemente I, Papa Ponziano, Papa Silverio, Benedetto IX, Celestino V. Tutti i Papi che hanno abdicato hanno qualcosa in comune, su tutti il "discutibile operato" (chi voleva il proprio ministero al di fuori dei confini, chi perseguitò i capi della chiesa, chi fu accusato di essersi accordato con militari, chi fu accusato di aver venduto la dignità pontificia) e di conseguenza il "consiglio" (diretto o indiretto) ad abdicare.
Tutti gli abdicanti furono santificati (Tranne Benedetto IX), come per compensare al torto fatto.
Chi ha abdicato, non l'ha fatto per "mancanza di forze", l'ha fatto perché è stato tolto.
Benedetto XVI è stato tolto (una prima motivazione su tutte potrebbe essere l'incessante perdita di consenso da parte della chiesa per metodi discutibili portati avanti), e questo implica l'esistenza di un potere più forte del papato, un potere che sicuramente influisce anche sulle nostre vite.
Leggendo qua e la un nome salta all'occhio: Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere italiano. Tedeschi "nel 2008 è stato chiamato dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ad occuparsi della gestione finanziaria del Governatorato della Città del Vaticano, i cui bilanci erano in rosso per più di 15 milioni di euro". Nel Giugno 2009, casualmente, ha contribuito alla stesura dell'enciclica di Benedetto XVI "Caritas in Veritate". Sempre casualmente è stato eletto presidente nel Settembre 2009 dello IOR, l' Istituto per le Opere di Religione, per poi esser stato sfiduciato nel maggio 2012 all'unanimità dal Consiglio di Sovrintendenza dello IOR "per non avere svolto varie funzioni di primaria importanza per il suo ufficio". Gotti ha scritto un libro dal titolo "Denaro e Paradiso. L'economia globale e il mondo cattolico, rivendica «la superiorità di un capitalismo ispirato alla morale cristiana», palese dimostrazione di come è possibile combinare alta finanza e chiesa. Degnissimo di nota il passaggio fatto quando "dopo la rottura con la Banca Intesa, comprò, per conto del gruppo spagnolo, la BancaAntonveneta e la rivendette al Montepaschi di Siena di Giuseppe Mussari" (Mussari ex presidente Abi anche lui dimessosi, Mps al centro di uno scandalo finanziario), altrettanto degna di nota la sua presenza come consigliere d'amministrazione presso la Cassa depositi e prestiti (partecipata per il 70% dal Ministero Italiano dell'Economia e delle Finanze) nominato da Tremonti nel 2009 (contemporaneità con la nomina come curatore finanziario del Vaticano?), ad oggi ancora in carica. Ricapitolando: consigliere in un'importante ente nazionale che finanzia l'economia italiana, IOR, enciclica di Benedetto XVI, curatore economico del Governatorato della Città del Vaticano... fatto fuori, dopo aver fatto fuori, dallo stato Vaticano se l'è tenuto l'Italia.
Un'esponente della grande finanza che ha messo mani dappertutto.
E' lecito pensare che, se una volta i papi venivano tolti per "moralità", adesso questo Papa è stato tolto per "scomodità finanziaria"? Dubbio prealimentato dallo scandalo del celeberrimo "Corvo" Paolo Gabriele, interrogato dal promotore di giustizia vaticano Picardi, attualmente anche professore all'università Cattolica di Milano, proprio come Gotti Tedeschi. Insomma più volte il cerchio quadra in coincidenze non del tutto casuali, che tendenzialmente fanno capire una cosa: il papa forse non ha abdicato liberamente, ma volutamente per conto d'altri, il papa ha abdicato per conto dell'alta finanza? Il Papa ha abdicato per la perdita di "consenso finanziario" e relativa cattiva gestione del potere della chiesa?
La risposta a tutto questo a mio parere potrebbe benissimo essere si, l'alta finanza ha raggiunto un potere incredibile, decide la politica al governo, decide sull'economia reale e forse da oggi possiamo anche ipotizzare che decide anche sulla più alta carica della chiesa cattolica, il Papa.