mercoledì 25 settembre 2013

La Crisi del Sistema Liberale

Il sistema che ci governa è il sistema liberista, cioè quel particolare tipo di sistema che prevede l'alleggerimento degli apparati statali a favor di investimenti privati nel settore economico/finanziario (conseguenza economica del liberalismo).

Liberalizzando (privatizzando) in un determinato settore pubblico, si alleggerisce la spesa pubblica (forse) ma il servizio erogato deve garantire all'imprenditore un tornaconto (piuttosto che un bilancio in pareggio), quindi il servizio tende a soddisfare più chi offre piuttosto che chi domanda. Succede inoltre che nella fuoriuscita dalla gestione pubblica di un servizio, lo stesso può finire in mano ad un imprenditore che non è dello stesso stato, quindi la gestione del servizio avviene per puro tornaconto, tra l'altro con l'aggravante del rischio di cadere nella rete dei poteri forti internazionali.

A queste condizioni è palese che determinate vie d'uscita non si prenderanno mai e tutto ciò che vien proposto a queste condizioni non è altro che l'ennesimo buco nell'acqua, come proprio da qualche tempo a questa parte fanno alimentando la crisi economica reale.

Una via d'uscita seria sarebbe quella di statalizzare determinati settori ("Liberalismo Sociale") al fine di tutelare e garantire almeno i servizi sociali alla cittadinanza.

In soldoni: se al giorno d'oggi gli imprenditori esteri fanno razzia del Made in Italy, se al giorno d'oggi la sanità è diventata un business, se al giorno d'oggi non ci può essere una determinata affluenza di trasporti su una tratta poiché non è convenevole (eccezion fatta per la questione Tav e Ponte sullo Stretto di dubbie logiche realizzative), se le tariffe comunali dei servizi sono più alte rispetto al passato e se al giorno d'oggi un migliaio di altre cose è solo "colpa" di chi gestisce la cosa pubblica secondo modelli liberali, e degno di nota il fatto che in Italia c'è stato solo, e quasi esclusivamente, un modello di gestione statale cioè quella liberale con i famigerati "moderati" al potere, prima con la Dc e poi con Mister B e la pseudosinistra.

Ed al potere non ci sono arrivati da soli: quindi signori se volete trovare, buona parte dei colpevoli, andate al bagno e guardatevi allo specchio (o in maniera più elegante nella vostre camere da letto).

Se siete fortemente dispiaciuti del mercato che hanno fatto gli imprenditori esteri, e se siete stanchi di usufruire di un servizio che va a rimpinguare la tasca del potente di turno scegliete con criterio i vostri prossimi rappresentanti.A queste condizioni è palese che determinate vie d'uscita non si prenderanno mai e tutto ciò che vien proposto a queste condizioni non è altro che l'ennesimo buco nell'acqua, come proprio da qualche tempo a questa parte fanno alimentando la crisi economica reale.Una via d'uscita seria sarebbe quella di statalizzare determinati settori ("Liberalismo Sociale") al fine di tutelare e garantire almeno i servizi sociali alla cittadinanza.In soldoni: se al giorno d'oggi gli imprenditori esteri fanno razzia del Made in Italy, se al giorno d'oggi la sanità è diventata un business, se al giorno d'oggi non ci può essere una determinata affluenza di trasporti su una tratta poiché non è convenevole (eccezion fatta per la questione Tav e Ponte sullo Stretto di dubbie logiche realizzative), se le tariffe comunali dei servizi sono più alte rispetto al passato e se al giorno d'oggi un migliaio di altre cose è solo "colpa" di chi gestisce la cosa pubblica secondo modelli liberali, e degno di nota il fatto che in Italia c'è stato solo, e quasi esclusivamente, un modello di gestione statale cioè quella liberale con i famigerati "moderati" al potere, prima con la Dc e poi con Mister B e la pseudosinistra.Ed al potere non ci sono arrivati da soli: quindi signori se volete trovare, buona parte dei colpevoli, andate al bagno e guardatevi allo specchio (o in maniera più elegante nella vostre camere da letto).


Se siete fortemente dispiaciuti del mercato che hanno fatto gli imprenditori esteri, e se siete stanchi di usufruire di un servizio che va a rimpinguare la tasca del potente di turno scegliete con criterio i vostri prossimi rappresentanti.

martedì 11 giugno 2013

La partecipazione popolare è Politica

Il clima dell'antipolitica è quel clima creato dalla malapolitca, ma chi ha creato la malapolitica se non il popolo stesso protagonista dell'antipolitica? Prima la Dc, poi il Psi, oggi il Pdl. Il popolo si lamenta di una politica che lui stesso ha creato, ed adesso si astiene in massa.
Tra l'altro, genialmente, c'è chi ha cercato di fomentare quest'onda dell'antipolitica (populismo antipolitico) cavalcandola fin quando è riuscito, cadendo poi nel baratro di se stesso come il M5S: un movimento populista, sterile, propositivo come un allucinogeno che nei momenti di responsabilità, la Politica è funzione del senso di responsabilità, o non è stato capace o si è tirato fuori dalla partita.
L'antipolitica si affronta solo ed esclusivamente con la buona Politica, non con le chiacchere. La Politica è senso di responsabilità, passione e lungimiranza (Weber). La Politica è una forma d'Arte, l'Arte di gestire la cosa pubblica, e se vogliamo tutte le buone azioni sono Politica: il cittadino, che compie il proprio dovere da cittadino, è un Politico. La partecipazione diretta alla democrazia è palese che debba avvenire in altre forme, rispetto alle origini democratiche, per via della complessità sociale della società moderna: la funzione sociale onesta, corretta e trasparente è una, la prima, forma di partecipazione diretta al funzionamento del proprio stato.
Solo che Politica è impegno, è sacrificio, è scomodità: quanti sono disposti realmente ad impegnarsi, a sacrificarsi ed a mettersi in posizioni scomode? Quanti sono capaci di non delegare il proprio pensiero, ma di formarlo ed esprimerlo con orgoglio? Avere un pensiero proprio dev'essere motivo d'orgoglio, avere un pensiero ed allinearlo ad altri pensieri collettivi. Appropriarsi ciecamente di un pensiero collettivo, facendo si che qualcuno abbia già pensato per noi, non è rispettoso nei confronti della nostra ragione. Questa è partecipazione popolare alla vita del proprio governo, questa è Politica, tutto il resto sono chiacchere per strappare deleghe di voto, di controllo e quindi di potere, su di voi.

giovedì 9 maggio 2013

9 maggio, Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale


Oggi è la giornata della memoria delle vittime del terrorismo nazionale ed internazionale, la ricorrenza del 9 maggio è stata scelta in ricordo della morte di Aldo Moro, politico di grande autorità e stima, democristiano d'eccezione, più unico che raro, anche se qualcosa alla verità giudiziaria assoluta la dovrà raccontare anche lui.
Nello stesso giorno moriva Peppino Impastato, altra vittima di una strategia terroristica diffusa che aveva vari esecutori: malavita organizzata, Brigate Rosse, Nar ecc. ecc., e molto spesso un unico mandante.
Quelli erano gli "Anni di Piombo", gli anni delle stragi, degli omicidi e per rispettare la verità storica, tiriamo fuori qualcosa, anche se ci sarebbero da riempire volumi e volumi, purtroppo. Le stragi: Piazza Fontana a Milano (17 morti), Treno di Gioia Tauro (6 morti), Questura di Milano (4 morti e 52 feriti), Piazza della Loggia (8 morti), Treno Italicus (12 morti e 48 feriti), Caso Moro (6 morti), Stazione di Bologna (85 morti e oltre 200 feriti). Morti "illustri": Giorgio Ambrosoli, Vittorio Occorsio, Francesco Coco, Girolamo Minervini, Riccardo Palma, Mario Amato, Fedele Calvosa, Girolamo Tartaglione, Fulvio Croce. Queste morti tutte tra gli anni 70 e 80, la matrice era prettamente quella "politica", il mandante molto probabilmente anche; in continuità, con "anelli di congiunzione" Ambrosoli ed Impastato (per via dell'intreccio stato-politica-malavita organizzata) abbiamo poi le stragi e gli omicidi di matrice malavitosa, con principale "mandante" anche qui spesso la "politica" (sia per interesse diretto, sia per omissione d'intervento): Mauro De Mauro, Pietro Scaglione, Giovanni Spampinato, Mario Rino Biancheri, Giuseppe Russo, Peppino Impastato, Michele Reina (primo politico vittima di Mafia, della Dc), Carmine Pecorelli, Boris Giuliano, Piersanti Mattarella, Gaetano Costa, Vito Lipari, Alfredo Agosta, Pio La Torre, Rosario Di Salvo, Gennaro Musella, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Roberto Parisi, Giuseppe Montana, Giuseppe Insalaco, Mauro Rostagno, Giovanni Trecroci, Emanuele Piazza, Giovanni Bonsignore, Giovanni Salamone, Antonino Scopelliti, Giovanni Falcone (strage: 5 morti), Paolo Borsellino (strage: 6 morti), Beppe Alfano, Pino Puglisi, Antonino Polifroni, Vincenzo Scuteri, Rocco Gatto, Giuseppe Valarioti, Giovanni Losardo, Francesco Panzera, Sergio Cosmai, Lodovico Ligato, Francesco Ventura, Salvatore Aversa, Francesco Fortugno. Queste solo alcune delle centinaia di centinaia vittime della malavita organizzata, molte non sono state citate per probabile dimenticanza, tra associati, civili, operai, imprenditori, politici, magistrati, forze armate.
C’è da riflettere su questi numeri spaventosi, questi nomi e questi numeri sono da conoscere al fine di infondere tra il popolo la coscienza di quale stato hanno vissuto, vivono e molto probabilmente vivranno. Lo stato, proprio lo stato: quanto c’entra lo stato con ognuno di questi morti? Quante volte ha omesso il controllo o peggio, quante volte è stato il mandante? Gli anni di libertà dal regime non sono durati molto: dal 46 agli anni 70, circa 20 anni, questa la libertà dal regime democratico, poi al potere la parte marcia della Dc, che direttamente o meno, manovrava la situazione statale, giocando spesso con la strategia della tensione.
A quanto pare, secondo prove certe e secondo ragionamenti per proiezione, importanti intrecci ci furono tra stato, politica, malavita organizzata, militanza politica armata. Ed oggi? Sembra sia rimasto un sostanziale equilibrio, sembra che la calma sia arrivata come a tavolino, calma apparente? Probabilmente una trilaterale oggi governa l’Italia: stato (politica), alta finanza e clero, con la malavita organizzata spalmata qua e là.
Ma d’altronde lo stato italiano è stato fondato sulla menzogna e sull’alienazione del popolo, una condanna datata 5 maggio 1860, resasi ufficiale il 17 marzo 1861. E può uno stato fondato sulla menzogna, uscire dallo stato di menzogna? Due volte su tutte gli italiani sono stati “traditi”, alla nascita, ed alla rinascita: la vergogna unitaria del 1861 e l’illusione repubblicana del 1948, milioni di abitanti della penisola italica hanno versato il sangue per uno stato unito e libero dal potere forte, ma
tolto un potere subito un altro s’è fatto avanti ed ha regnato. Ed oggi che cosa ha prodotto tutto ciò? Lo stato che viviamo, di cui lascio il giudizio alle onestà intellettuali.
Questo lo stato, queste le condizioni, questi gli equilibri: oggi 9 maggio “giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”, che il popolo rifletta sullo stato che vive, solo riflettere e nient’altro, poiché il resto verrà da se.

Peppino Impastato vive


Esattamente nella notte di 35 anni fa, un giovane candidato di Democrazia Proletaria al comune di Cinisi veniva brutalmente ucciso. Un personaggio più unico che raro: contro la mafia, in una famiglia di mafiosi, comunista, nell'era di stradominio democristiano, uno sempre al di là del potere e della vita comoda. Aizzava i tanti schiavi e servi, ed ai padroni infastidiva.
Questo era Giuseppe Impastato, Peppino per tutti: un giovane che sognava una realtà diversa, una società libera dal puzzo del compromesso, una società egualitaria, libera dalla mafia e per farlo scriveva poesie e trasmetteva dalla sua radio non solo musica "ribelle" del 70, ma anche denunce contro la mafia e la malapolitica a volte con toni ironici ed altre volte con toni forti.
"Se questa è la Mafia allora io la combatterò per il resto della mia vita", pronunciò queste parole alla morte dello zio Cesare Manzella, potente boss del paese: la scintilla che diede fuoco alla polveriera nella testa del giovane Peppino.
Il padre Luigi, anch'esso mafioso, morì investito da un'automobile: mafioso amico di mafiosi, probabilmente ha prolungato l'esistenza del figlio Peppino, ma la posizione del figlio, eccessivamente sgradevole, ha portato anche lui alla morte.
Dietro tutte queste morti ci fu (quasi certamente per il Manzella e per Luigi Impastato, certamente per Peppino) Gaetano Badalamenti, boss di Cinisi. Badalamenti era un vero boss, uno di quelli che dove arrivava la vista comandava, uno di quelli amico dello stato, esattamente lo stato democristiano con a capo u Zu Giulio (Andreotti).
In qualche riga, poche ma anche 100 volte tanto non sarebbero bastate, la storia di Peppino Impastato, ai più addirittura sconosciuto.
E' per gente come Peppino che questa società ha tendenzialmente virato sulla rotta del cambiamento. Peppino Impastato è stato molto più che uno scrittore, un conduttore, un attivista politico... Peppino è stato un eroe, Peppino è un eroe: morto e nato nella notte del 9 maggio 1978. Peppino è con noi in ogni lotta, e nella lotta vive.
Onore a te compagno Peppino.